Le porcellane viennesi del Biedermeier

La Manifattura imperiale di porcellane realizzò diverse serie di piatti destinate alle tavole imperiali. Le pietanze venivano servite in vere e proprie opere d'arte dell’ineguagliata «epoca Sorgenthal».

Durante i banchetti della corte viennese la tavola era imbandita con pregiati servizi di piatti dipinti della Manifattura imperiale di porcellane. Essi risalgono al periodo Biedermeier, quando, sotto la direzione di Conrad Sörgel von Sorgenthal, la Manifattura raggiunse il vertice dell'eccellenza artistica. Al processo di decorazione partecipavano diversi specialisti: pittori di figure e composizioni, decoratori di motivi ornamentali, addetti all'applicazione dei fondi colorati, specialisti nella realizzazione delle sottili filettature e pittori specializzati nelle decorazioni in oro. Ciascun piatto costituisce un'opera d'arte a sé stante.

I piatti figurati del primo decennio dell’Ottocento riproducono celebri dipinti della pittura accademica. Raffigurano soprattutto scene mitologiche e quadri di genere con descrizioni idealizzate di giochi infantili o scene campestri di vita contadina. I pittori della Manifattura frequentavano i musei per perfezionare la tecnica della copia e affinare la propria abilità artistica. Da questa pratica nacque una produzione caratterizzata da un elevato livello artistico nel riprodurre i soggetti pittorici sul cavetto dei piatti. Questi manufatti riscossero grande successo presso gli acquirenti della porcellana, tanto che anche artisti già affermati, come Claudius Herr, Moritz Daffinger e Sigmund Ferdinand von Perger, si diedero a lavorare come copisti, riproducendo su piatti di porcellana dipinti celebri di Jacques-Louis David, Angelica Kauffmann e Friedrich Heinrich Füger, destinati alla vendita come preziosi oggetti da collezione.

Il servizio di piatti con vedute fu eseguito tra il 1803 e il 1808. Questi piatti fondi presentano paesaggi e vedute urbane di Vienna, Austria Inferiore, Svizzera e Italia. Pittori specializzati nella decorazione della porcellana trasferivano i soggetti da incisioni e pubblicazioni; per Vienna e l’Austria Inferiore si ispirarono alle incisioni di Carl Schütz, Andreas Ziegler e Laurenz Janscha, pubblicate dalla casa editrice Artaria & Co. La trasposizione dei soggetti al formato ridotto della tesa dei piatti richiedeva, da un lato, l'impiego delle tecniche della pittura in miniatura e, dall'altro, un adattamento della prospettiva e della composizione a paesaggi stretti e allungati, in modo da conferire uniformità all'intero servizio di piatti. I decori in oro a rilievo sono riconducibili al numero identificativo del pittore Anton Kothgasser. Per precisione tecnica e raffinatezza pittorica, i piatti con le vedute figurano tra le più alte espressioni artistiche della Manifattura imperiale di porcellane di Vienna.

La Manifattura imperiale di porcellane produceva anche manufatti di piccole dimensioni, destinati espressamente alla clientela borghese. A lungo la porcellana, e in particolare i servizi composti da numerosi pezzi, rimase un bene di lusso, appannaggio esclusivo dell'alta aristocrazia. I primi oggetti da collezione ad essere esposti nelle vetrinette della borghesia furono le tazze, piccoli capolavori destinati più ad essere ammirati che utilizzati. In occasione di ricorrenze personali, le tazze commemorative costituivano un dono particolarmente gradito. Tipici del periodo Biedermeier sono i motivi romantici con immagini commemorative o aforismi. Le vedute di luoghi celebri costituivano un prezioso souvenir in un'epoca precedente all'invenzione della fotografia. Caratteristiche di queste porcellane sono inoltre l'audacia cromatica e l'originalità delle forme. Esposte singolarmente, acquistavano particolare risalto in quanto pezzi unici.